Come funziona la nostra mente e cosa sono i bias cognitivi

Un bias è essenzialmente un giudizio (o pregiudizio), sviluppato su un’interpretazione non corretta delle informazioni in nostro possesso che, di fronte ad una scelta o ad una situazione, porta ad un errore di valutazione.

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Nonostante cerchiamo di agire sempre razionalmente, non ci rendiamo conto dei confondimenti (altro nome che potremmo dare ai bias) che influenzano le nostre scelte. Infatti, proprio per le modalità di funzionamento della nostra mente, non possiamo eliminare i bias, possiamo solo tenerne conto a posteriori in modo da correggere la percezione della realtà e diminuirne gli eventuali effetti distorsivi. Per questo motivo può essere utile confrontarsi con una carrellata di bias che possono confondere il giudizio di noi genitori davanti alle vaccinazioni.

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Bias di conferma
Tendiamo a sovrastimare le informazioni o gli eventi che confermano le nostre decisioni o convinzioni, piuttosto che rimetterle in discussione. “I miei figli non vaccinati sono più sani degli altri”. Quest’affermazione non è supportata da nessuna analisi statistica me è la percezione della realtà che ci spinge ad ignorare o sottostimare gli eventi che confuterebbero la nostra posizione. Questo bias può essere alimentato anche dal “bias del pavone”, ovvero la tendenza a mostrare di più i successi rispetto ai fallimenti o, d’altra parte, a ignorare sistematicamente questi ultimi. Si nota spesso nei gruppi di discussione in cui i genitori portano come medaglia al merito l’aver passato più inverni senza raffreddori, ignorando il fatto che i bambini crescono e spesso passano indenni attraverso quei malanni di cui hanno ormai gli anticorpi…ma ovviamente restano scoperti verso quelle malattie per cui non sono stati vaccinati. Oppure fanno continuamente confronti tra i “loro” figli sani e quelli vaccinati che, secondo la loro percezione, pasteggerebbero con l’antibiotico 7 giorni su 7.
Bias di omissione
In situazioni di scelta rischiosa, quando chi deve decidere si confronta con l’alternativa tra azione concreta e omissione, si tende a scegliere l’omissione. “Se dovessi vaccinare mio figlio non mi perdonerei mai un’eventuale reazione avversa.” Purtroppo però anche il non vaccinare è in realtà una scelta e assai più rischiosa, corrisponde infatti alla scelta di non proteggere il bambino contro determinate malattie.
Effetto Dunning Kruger
Le persone non esperte tendono a sovrastimare le proprie capacità. Questo è tipico dei “genitori informati” che credono di poter discutere “alla pari” con medici specializzati in immunologia opponendo alla conoscenza dell’esperto le proprie nozioni apprese navigando in rete. “Ho passato ore e ore a studiare e ad informarmi, quindi ho scelto in maniera consapevole di non vaccinare”. Quello che alcuni genitori non riescono a cogliere è la complessità e la vastità degli argomenti trattati e pensano che la facilità con cui si reperiscono nozioni tramite il web basti, da sola, a colmare le evidenti lacune. Se a questo aggiungiamo la facilità con cui la disinformazione si diffonde in rete, vediamo che le probabilità di incappare in siti poco seri che diffondono il falso è, purtroppo, molto alta.
Bias di sopravvivenza
Considerare le persone che sono sopravvissute ad un evento come rappresentative del rischio, ignorando le altre. “Da piccolo ho avuto il morbillo e sono ancora qui”.
E tutti quelli che invece non lo possono raccontare? Avremmo fatto la stessa osservazione, con la stessa leggerezza, per il vaiolo o la polio? In genere si fanno affermazioni del genere per malattie di cui non abbiamo chiara l’effettiva pericolosità. Il morbillo resta nei nostri ricordi come di una malattia tutto sommato “lieve” mentre in realtà può causare encefalite in 1 caso su 1000 e morte in 1 caso su 3000 ammalati.
Correlazioni illusorie
Percepire relazioni tra variabili quando in realtà non ne esistono. “Dopo la vaccinazione mio figlio ha iniziato ad ammalarsi più spesso”. Queste affermazioni non si basano su analisi statistiche dei dati ma solo sulla percezione che se due eventi sono legati temporalmente allora devono anche essere in rapporto di causa-effetto. “Correlation is not causation”: due eventi correlati temporalmente non sono per forza uno causa dell’altro. Anche se per il nostro cervello è difficile da comprendere questa è la verità: se dopo un tempo X dal vaccino ci si ammala, questo può non dipendere dalla vaccinazione. Il nostro cervello cerca sempre degli schemi e questo è un grande problema quando si parla di vaccini e reazioni avverse: il genitore non dovrebbe infatti fare un’analisi statistica basandosi sul suo caso personale ma dovrebbe fidarsi di quelle portate avanti da medici ed epidemiologi che individuano le vere reazioni avverse da vaccino, sfrondandole da tutti i possibili confondimenti.
Euristica della disponibilità
Le persone tendono a sovrastimare quelle informazioni che sono loro immediatamente disponibili o che riguardano una cerchia di persone “vicine”. “Conosco personalmente bambini danneggiati da vaccino, quindi i vaccini sono pericolosi per tutti “. In questo caso, oltre alla mancata verifica dell’informazione sulla quale tendiamo a non nutrire dubbi perché relativa a qualcuno che conosciamo, la tendenza è di considerarla superiore a tutte quelle che potrebbero mitigarne l’effetto. Il risultato è di estremizzare il dato e di considerare tutti i vaccini pericolosi e da evitare il più possibile. E’ sicuramente molto umano lasciarsi coinvolgere emotivamente di più dalle persone che ci sono vicine, il problema è lasciare all’emotività il controllo su decisioni che possono mettere a rischio la salute delle persone di cui siamo responsabili (i nostri figli).

Fonte: http://www.iovaccino.it/download/Come-leggere-fogli-illustrativi-vaccini.pdf

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