I nuovi scenari infettivologici

Dopo l’introduzione degli antibiotici e delle vaccinazioni, nel 1969 il dr. William H. Stewart, epidemiologo e coordinatore del Sistema Sanitario Americano, dichiarava al Congresso degli Stati Uniti: “It is time to close the book on Infectious Diseases and declare the war against pestilence won”. La realtà poi ha mostrato scenari ben diversi, e negli ultimi decenni anche l’Europa si è trovata a dover fronteggiare più di un’emergenza infettivologica, a partire dalla SARS nel 2003 fino ad arrivare all’influenza pandemica da virus A/H1N1 del 2009, all’influenza aviaria nel 2013 e all’allarme Ebola nel 2014.

Nuovi_Scenari_infettivologici_Italia

Ad oggi, lo scenario infettivologico del nostro Paese è molto complesso. Da un lato l’utilizzo indiscriminato degli antibiotici negli ultimi cinquant’anni si è associato alla diffusione su larga scala dei batteri resistenti, che rappresentano uno dei principali problemi in ambito ospedaliero e che, nonostante l’introduzione di nuove tecniche diagnostiche e di antibiotici sempre più efficaci, continuano ad associarsi ad una mortalità elevata.

Dall’altro lato, si è assistito al ritorno di “vecchie” malattie (dette malattie ri-emergenti), come il morbillo, la tubercolosi e la pertosse, che negli ultimi anni hanno mostrato un numero di casi in progressivo aumento. Infine, vi è stata l’introduzione di alcune malattie “emergenti”, come le arbovirosi (malattie virali trasmesse da vettori, in prevalenza zanzare), che fino a qualche anno fa non erano presenti in Europa e che, a seguito dei cambiamenti climatici, della globalizzazione e dei flussi migratori, sono diventate sempre più frequenti e presentano, in molti casi, un rischio concreto di trasmissione autoctona.

 

Se da un lato è vero che si tratta di patologie che possono essere trasmesse attraverso il contatto uomo-uomo o attraverso vettori, è vero anche che una gestione multidisciplinare che preveda la segnalazione precoce dei casi, la sorveglianza epidemiologica e la messa in atto delle strategie di prevenzione e di controllo necessarie si è dimostrata efficace nel ridurre il rischio di diffusione di tali malattie nella popolazione.

I vaccini

Tra le misure di prevenzione e controllo delle malattie infettive una delle più importanti è rappresentata senza dubbio dalle vaccinazioni. Nel 2017 il Ministero della Salute ha promosso il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, con lo scopo di rendere omogenee le strategie vaccinali in tutto il Paese al fine di ottenere adeguate coperture per le principali malattie prevenibili da vaccino, con il fine della tutela della salute non solo del singolo individuo, ma di tutta la collettività. Allo stesso scopo, il Decreto Vaccini, convertito in legge a luglio 2017, ha previsto l’obbligatorietà di dieci immunizzazioni per i bambini in età scolare.

La necessità di una maggiore compliance alle raccomandazioni vaccinali da parte della popolazione nasce dai dati allarmanti che negli ultimi anni si sono registrati per alcune patologie infettive prevenibili da vaccino che hanno mostrato un trend in progressivo aumento. Ne è un esempio il morbillo, per il quale a fronte di una riduzione delle coperture vaccinali di circa il 4% negli ultimi 5 anni, in Italia si sono registrati 2.029 casi solo nei primi 6 mesi del 2018, con necessità di ospedalizzazione nel 60% dei casi e ben 4 decessi. Un altro dato allarmante è rappresentato dall’epidemia influenzale del 2017, che è stata particolarmente aggressiva e solo presso l’Ospedale di Udine sono stati ricoverati 29 pazienti, dei quali 7 andati incontro a decesso.

Nonostante questi dati, tuttavia, i vaccini continuano ad essere oggetto di disinformazione. Solo una presa di posizione chiara da parte del personale sanitario e un’adeguata campagna di informazione possono essere in grado di aumentare la consapevolezza del personale sanitario e dei cittadini, aumentando l’adesione alle indicazioni vaccinali su larga scala.

Le arbovirosi

Un altro problema molto attuale è rappresentato dalle arbovirosi, in particolare Dengue, Chikungunya e Zika, che hanno un’ampia diffusione a livello mondiale, ma solo negli ultimi anni sono diventate rilevanti anche nel nostro Paese, sia per numero di casi importati che per il verificarsi di epidemie con trasmissione autoctona. Il Ministero della Salute ha segnalato in Italia 125 casi importati di arbovirosi, dei quali 94 casi di Dengue, 5 casi di Chickungunya e 26 casi di Zika nel 2017. Inoltre, tra settembre e ottobre 2017 si è verificata un’epidemia da virus Chikungunya in Lazio e in Calabria durante la quale imagesono stati notificati 489 casi autoctoni, di cui 282 confermati in laboratorio. Il virus viene trasmesso da zanzare del genere Aedes, che comprendono Aedes aegypti e Aedes albopictus (o “zanzara tigre”), quest’ultima presente anche alle nostre latitudini e responsabile degli outbreak che sono stati segnalati nel nostro Paese. Sebbene si tratti di patologie che vanno normalmente incontro a risoluzione spontanea nell’arco di qualche giorno e con un basso rischio di complicanze a lungo termine, è fondamentale che i casi vengano identificati tempestivamente al fine di mettere in atto le adeguate misure di prevenzione per ridurre il rischio di trasmissione a livello locale, rappresentate principalmente dalla lotta al vettore con le procedure di disinfestazione. Alcuni casi di infezione sia da virus Dengue che da virus Chikungunya sono stati segnalati anche in Friuli Venezia Giulia e per tale motivo già nel 2016 è stato prodotto un documento regionale operativo per la sorveglianza e la gestione delle arbovirosi trasmesse da zanzare.

Del gruppo delle arbovirosi emergenti fa parte anche l’infezione da West Nile virus, di cui si è fatto molto parlare negli ultimi mesi soprattutto per il verificarsi di alcuni casi di malattia neuroinvasiva; in Friuli Venezia Giulia da inizio 2018 ci sono stati 22 casi confermati e 4 decessi.

Di peculiare interesse nella nostra Regione sono anche le malattie trasmesse da zecche, tra le quali le più importanti sono la borreliosi di Lyme e la Thik-Borne Encephalitis (TBE). Attualmente la Clinica di Malattie Infettive di Udine è il Centro regionale di riferimento per tali infezioni ed è stato recentemente prodotto un PDTA regionale per la gestione di queste patologie, per le quali ad oggi non solo manca un’adeguata informazione della popolazione in merito alle modalità di trasmissione e alle possibili strategie preventive (inclusa la vaccinazione per TBE), ma vi è anche un’ampia eterogeneità per quanto riguarda la diagnosi e la terapia da parte dei medici, con il rischio di sottovalutare alcuni quadri clinici o, al contrario, prescrivere terapie antibiotiche troppo lunghe o ripetute, con il rischio di effetti collaterali e selezione di resistenze.

bassetti

 

Dottor Matteo Bassetti

Direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Università di Udine

 


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Fonte dell’immagine: https://www.freepik.com/free-photo/side-view-young-woman-coughing-home_3480441.htm#page=1&index=23&query=infection

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