Vaccini dei militari, una bufala di Stato: revisione del progetto SIGNUM

Nel febbraio 2018, a ridosso della fine della precedente legislatura, l’ultima commissione parlamentare di inchiesta che si è occupata della salute dei militari ha presentato le conclusioni dei lavori. Da allora, la presunta relazione tra malattie neoplastiche e vaccinazioni, teorizzata dalla commissione, si è inserita nel dibattito attorno alle vaccinazioni pediatriche. L’argomento ha raggiunto il pubblico attraverso la conferenza stampa del deputato Ivan Catalano, vicepresidente della commissione, e le sintesi elaborate da alcuni mezzi di informazione, che hanno alimentato preoccupazione e allarme.

SIGNUM8.jpgPer verificare le inquietanti conclusioni della commissione parlamentare è necessario ripercorrere il lungo sentiero su cui l’ipotesi di una possibile correlazione tra vaccinazioni e neoplasie ha preso forma. Questa ricostruzione non può prescindere da un’analisi del progetto di ricerca SIGNUM, su cui la commissione ha fondato le sue conclusioni.

La revisione che IoVaccino ha redatto, con la supervisione del Comitato Scientifico, è la sintesi di quello che emerge dallo studio di una mole impressionante di documenti diversi, complessi e intrecciati tra loro, che abbiamo cercato di illustrare.

SIGNUM è stato preso in esame per verificare la fondatezza delle conclusioni della commissione: lo studio appare non disegnato per indagare un eventuale ruolo delle vaccinazioni e i pochi risultati interpretabili non danno alle vaccinazioni alcun rilievo reale.

Le vaccinazioni non risultano né colpevoli né indiziate.

Nonostante ciò, la relazione conclusiva della commissione parlamentare d’inchiesta risulta infarcita di tesi infondate sulla pericolosità delle vaccinazioni.


In questo articolo vi presentiamo la revisione del progetto SIGNUM, nel prossimo parleremo delle indagini politiche.

Sommario
1. Progetto SIGNUM: cos’è?
2. Qual è il razionale dello studio?
3. Qual è la corretta interpretazione dei risultati dello studio?
4. Limiti e punti di forza dello studio
5. SIGNUM: conclusioni
Referenze bibliografiche di carattere scientifico
Sitografia


1. Progetto SIGNUM: cos’è?

SIGNUM4Il progetto di ricerca SIGNUM (Studio di Impatto Genotossico nelle Unità Militari) è stato avviato dal Ministero della Difesa nel 2004, con l’obiettivo di individuare possibili fattori di rischio, in particolare ambientali, per la popolazione militare impegnata in Iraq.

Lo studio è stato articolato in due fasi; la prima, di valutazione dell’esposizione a elementi potenzialmente genotossici[1]; la seconda, di sorveglianza clinico-epidemiologica per valutare la presenza di effetti a lungo termine (follow-up di 10 anni).

È stato condotto tra il 2004 e il 2005 su circa 982 volontari arruolati tra i soldati di contingenti in missione in Iraq. La relazione finale sulla prima fase è stata rilasciata a gennaio 2011.


2. Qual è il razionale dello studio?

Dopo le guerre in Kosovo e in Iraq, l’opinione pubblica era molto sensibilizzata e la politica ha provato a dare una risposta alle preoccupazioni della società.

Lo studio SIGNUM è stato voluto e disegnato per indagare se i militari fossero esposti a sostanze cancerogene: alcuni metalli pesanti (As, Cd, Mo, Ni, Pb, U, V, W e Zr) e, in particolar modo, l’uranio impoverito, utilizzato nel munizionamento delle armi dagli anni ‘90 in poi. Queste sostanze, infatti, si depositano nel terreno e possono inquinare cibo, acqua e pulviscolo atmosferico: pertanto, sono inquinanti con cui è quasi impossibile non entrare in contatto. L’indagine di SIGNUM nasce anche per esplorare gli effetti della presenza, nei teatri operativi, di insediamenti industriali a rischio di inquinamento ambientale.

SIGNUM non nasce per indagare il possibile ruolo delle vaccinazioni nell’incidenza di alcune neoplasie tra i militari. Le vaccinazioni sono state considerate solo come dato anamnestico.


3. Qual è la corretta interpretazione dei risultati dello studio?

Come sempre, per comprendere pienamente i risultati di uno studio non bisogna correre a leggere le conclusioni. La prima cosa da fare è invece capire quali metodi sono stati utilizzati e per quale scopo.

Nella prima parte dello studio SIGNUM sono stati analizzati i campioni di sangue, urine e capelli per identificare quanto i militari fossero stati esposti a possibili inquinanti ambientali. Per valutare gli eventuali effetti di questi inquinanti, sono stati inoltre analizzati dei biomarcatori: degli elementi che possono indicare se c’è un potenziale “danno” precoce alle cellule.

Perché sono stati scelti dei biomarcatori invece di indagare direttamente l’insorgenza delle malattie neoplastiche? Perché l’insorgenza di malattie neoplastiche è un evento con una frequenza bassa, per cui sarebbe stato necessario eseguire uno studio con una potenza statistica maggiore, molto più imponente sia dal punto di vista economico, sia del numero di persone coinvolte, sia del tempo di osservazione.

Sono stati scelti dei biomarcatori al posto delle diagnosi di malattia neoplastica per aumentare la probabilità di avere dei risultati statisticamente significativi.

Tra i possibili biomarcatori, utilizzati nei centri di ricerca, sono stati valutati:

  • addotti al DNA dei linfociti su sangue periferico[1]: in modo molto sintetico, sono frazioni di inquinanti che si legano al DNA. Queste frazioni possono essere “espulse” senza danni alla cellula, rimanere all’interno della cellula senza dare problemi oppure indurre patologie. Non sono quindi direttamente segni di patologia o di rischio aumentato di patologia;
  • alterazioni ossidative al DNA[1]: sono state misurate attraverso un marker che si chiama 8-idrossi-2’-desossiguanosina, abbreviato con 8-oxo-dG. Questo test non è un test quantitativo ma semi-quantitativo: è particolarmente sensibile (rileva anche minimi segnali di stress ossidativo), ma poco specifico (vengono rilevati anche segnali di stress ossidativo senza significato). Anche questo biomarcatore, se alterato, non assume direttamente un significato patologico;
  • micronuclei linfocitari su sangue periferico[2]: sono derivati dalla “errata” duplicazione dei linfociti; la frequenza dei micronuclei è utilizzata, ad esempio, per valutare l’esposizione ad agenti mutageni (inquinanti, radiazioni ionizzanti, metalli pesanti, chemioterapici, pesticidi, etc.);
  • aberrazioni cromosomiche[3,4]: anche queste alterazioni rappresentano un danno del DNA e si associano all’esposizione di agenti mutageni;
  • transriarrangiamenti nei linfociti periferici[5]: sono alterazioni del DNA che si possono misurare nei linfociti periferici e sono correlati a esposizione ambientale di agenti mutageni o esposizioni iatrogene con chemioterapici (ad esempio nei pazienti con linfoma di Hodgkin).

Di seguito ci concentreremo sui biomarcatori che hanno mostrato un’associazione statistica con le vaccinazioni, fermo restando che per gli altri biomarcatori non è stata trovata alcuna correlazione statistica con i vaccini.

8-oxo-dG (Alterazioni ossidative al DNA)

Complessivamente, è stato rilevato un incremento di questo biomarcatore alla fine della missione nel teatro operativo potenzialmente inquinato. L’incremento è risultato statisticamente associato all’attività di pattugliatore e a un numero di almeno 5 vaccinazioni eseguite prima della missione.

Micronuclei linfocitari su sangue periferico

Alla fine del periodo nel teatro operativo, è stato rilevato un aumento del numero di micronuclei linfocitari. Questo incremento è risultato di nuovo associato, a livello statistico alle vaccinazioni eseguite prima della missione militare e all’attività di pattugliatore e conduttore.

Chiunque abbia un minimo di competenze di biostatistica, per prima cosa, si chiederebbe: perché queste due variabili (e solo queste due) risultano statisticamente associate a biomarcatori di stress ossidativo? C’è una relazione tra queste due variabili?

Non è dato saperlo, perché SIGNUM non presenta analisi multivariate (infra, 1.4), in quanto non era oggetto dello studio.

C’è un altro aspetto particolarmente importante: il livello basale dei biomarcatori di stress ossidativo era uguale nei vari sottogruppi alla prima misurazione. Ciò che è stato rilevato è un aumento dei biomarcatori durante la missione militare nel teatro operativo: se i vaccini aumentano lo stress ossidativo, come è possibile che i vaccini fatti precedentemente non avessero mosso questi biomarcatori già prima della missione?

I curatori del rapporto SIGNUM utilizzano una referenza bibliografica sul vaccino antinfluenzale a virus attenuato per sostenere la plausibilità della modifica dei biomarcatori: tuttavia, la ricerca sul vaccino antinfluenzale si focalizza sul fisiologico e atteso stress ossidativo nei primi giorni successivi alla somministrazione del vaccino. Qui si parla, invece, di vaccini inoculati mesi o anni prima della missione. In che modo le vaccinazioni avrebbero potuto accendere “a comando” lo stress ossidativo a distanza di tempo?

Leggendo SIGNUM si ricava che pattugliatori e conduttori sono i più vaccinati. E che l’incremento dei biomarcatori di stress ossidativo è correlato all’attività sul campo.


4. Limiti e punti di forza dello studio

SIGNUM è uno studio abbastanza imponente dal punto di vista numerico e dell’investimento. Tuttavia, presenta alcuni limiti (come tutti gli studi scientifici) di cui è necessario tenere conto per poterne interpretare i risultati nel modo corretto[6].

Per prima cosa, lo studio è stato disegnato per massimizzare il risultato positivo: questo significa che sono state registrate anche variazioni minime dei livelli di biomarcatori. Ma non significa che queste variazioni siano correlabili a patologie.

Secondariamente, le analisi statistiche condotte sono solamente “univariate”, cioè confrontano una variabile alla volta (età, sesso, impegno del teatro operativo, vaccinazioni, etc.) con le “variabili outcome” (cioè i biomarcatori). Non sono state condotte analisi multivariate, che avrebbero potuto aiutare a ridurre le “interferenze” tra le variabili: ad esempio, lo stesso segnale sullo stress ossidativo è stato evidenziato tra i vaccinati e i pattugliatori. Che correlazione c’è tra queste due variabili? Ci sono altre variabili che potrebbero influenzare i risultati? Sono approfondimenti che sarebbero stati utili per comprendere meglio la relazione tra vaccinazioni e biomarcatori.

Dall’altro lato, lo studio SIGNUM ha presentato alcune peculiarità interessanti. Ogni soggetto era “controllo di se stesso”: i militari sono stati osservati nel tempo prima e dopo aver agito nel teatro operativo, così da valutare l’effetto sul singolo soggetto, non solo su due coorti di soggetti. Inoltre, la mole e la precisione dei dati raccolti sono state importanti e fanno di SIGNUM uno studio scientifico i cui risultati (infra, 1.5) devono essere tenuti in considerazione.

Una parte di SIGNUM è stata pubblicata sulla rivista International Journal of Hygiene and Environmental Health [7], che applica la revisione tra pari. L’articolo è stato curato da ricercatori dell’ISS, dell’Esercito e di alcune università italiane. I risultati presentati nella pubblicazione, in linea con il rapporto SIGNUM presentato ai parlamentari, non mostrano alcun ruolo delle vaccinazioni nel cambiamento dei biomarcatori presi in esame.

in particolare gli autori sottolineano:

The number of vaccinations didn’t play a role in increasing MN with no relationship between MN frequency and number of vaccinations.

Il numero delle vaccinazioni non ha giocato alcun ruolo nell’incremento dei MN [micronuclei] in quanto non è presente alcuna relazione tra la frequenza dei MN e il numero delle vaccinazioni.

Conseguentemente, nelle conclusioni, gli autori dell’articolo non citano mai le vaccinazioni: proprio perché, come abbiamo illustrato sopra, non è possibile attribuire alcun peso alle vaccinazioni nella modifica dei biomarcatori.

The main result of our study is a significant increase in oxidative alterations and in MN frequency at the end of the period of employment observed in the whole group with higher differences in subgroups characterized by outdoor activities. The oxidative DNA load was greater in the small fraction of the genetically susceptible population. These increases were not associated with exogenous exposure to DU and genotoxic xenobiotics measured by chemical analysis but only with patrolling activity.

Il risultato principale dello studio è un incremento significativo delle alterazioni ossidative e nella frequenza di micronuclei linfocitari alla fine del periodo di attività osservato in tutta la coorte, con differenze maggiori nei sottogruppi impiegati in attività all’aperto. Il carico di alterazioni ossidative è risultato maggiore in una piccola frazione di popolazione con suscettibilità genetica. Tali incrementi non sono risultati associati con l’esposizione esogena a uranio impoverito e a xenobiotici genotossici misurati con analisi chimiche, ma solamente ad attività di controllo territoriale all’aperto.


5. SIGNUM: conclusioni

Prendendo in considerazione tutti questi elementi, riteniamo che sostenere la nocività dei vaccini sulla base di SIGNUM significa non aver compreso lo studio stesso.

SIGNUM, infatti, ha mostrato come anche in situazioni estreme e di esposizione a sostanze inquinanti, i militari non sembrano avere un rischio più elevato di malattia o di un incremento di biomarcatori precursori di malattia più elevati della popolazione generale. E questo è chiaramente affermato già nell’executive summary della relazione finale:

la frequenza di tutti i marcatori di effetto biologico precoce è risultata all’interno degli intervalli di riferimento riportati in letteratura per popolazioni non esposte professionalmente

(SIGNUM, relazione finale, pagina 7).

Il segnale statistico rilevato sulle vaccinazioni (e riportato solamente nel rapporto presentato ai parlamentari) è forse un proxy, termine tecnico che indica una variabile che “si muove” assieme a un’altra e dà come risultato una falsa associazione statistica; oppure, è una correlazione spuria, come l’associazione tra annegamenti in piscina e importazione di petrolio dal Canada agli USA (figura 1, qui sotto).

spuria_new

Tant’è vero, e questo è un punto di particolare rilievo, che SIGNUM si conclude suggerendo di approfondire lo studio delle variabili considerate, tra cui le vaccinazioni, e ipotizzando l’opportunità di adottare alcune misure precauzionali, che però non riguardano la pratica vaccinale:

I risultati conclusivi del progetto “SIGNUM” suggeriscono l’opportunità di procedere con ulteriori studi mirati ad approfondire il ruolo di alcune variabili, emerse nel corso dello studio, quali stile di vita, carico vaccinale e condizioni di impiego operativo, nell’induzione di eventi biologici precoci. Nel frattempo potrebbe essere ragionevole considerare l’opportunità di adottare provvedimenti orientati a contrastare tali eventi, per esempio tramite il ricorso a modifiche delle abitudini di vita (dieta ricca di frutta e verdura fresca), a misure precauzionali per tutte le attività outdoor (fotoprotezione), ed al possibile uso di agenti antiossidanti

(SIGNUM, relazione finale, pagina 7).

In conclusione, non è ammissibile ignorare tutta la letteratura scientifica che dimostra la sicurezza dei vaccini, composta di innumerevoli trial clinici e studi osservazionali, per ricavare e diffondere un presunto allarme dai risultati, interpretati male da persone senza competenze scientifiche, di uno studio che non nasce per indagare un eventuale ruolo delle vaccinazioni.

SIGNUM era stato disegnato per cercare altro e non ipotizza, né rileva, che le vaccinazioni abbiano un ruolo nell’insorgenza di alcune neoplasie né di altre patologie nei militari.

Leggi il secondo articolo dedicato alle vaccinazioni dei militari incentrato sulle indagini politiche.


Note

[1] Sono elementi che possono causare un danno al codice genetico delle cellule, anche detto genoma, e essere concausa dell’insorgenza di malattie onco-ematologiche (tumori).

Referenze bibliografiche di carattere scientifico

  1. Izzotti A. DETECTION OF MODIFIED DNA NUCLEOTIDES BY POSTLABELING PROCEDURES. Toxicology Methods. Taylor & Francis; 2008 Sep 30;8(3):175–205.
  2. Fenech M. Cytokinesis-block micronucleus cytome assay. Nat Protoc. 2007;2(5):1084–104.
  3. Alexanin SS, Slozina NM, Neronova EG, Makarova NV. Chromosomal aberrations and sickness rates in Chernobyl clean-up workers in the years following the accident. Health Phys. Health Physics; 2010 Feb;98(2):258–60.
  4. Boffetta P, van der Hel O, Norppa H, Fabianova E, Fucic A, Gundy S, et al. Chromosomal aberrations and cancer risk: results of a cohort study from Central Europe. Am J Epidemiol. 2007 Jan 1;165(1):36–43.
  5. Allam A, Kabelitz D. TCR trans-rearrangements: biological significance in antigen recognition vs the role as lymphoma biomarker. J Immunol. 2006 May 15;176(10):5707–12.
  6. Pirastu R. [Military condition and cancer morbidity: the stock of the situation]. Epidemiol Prev. 2011 Sep;35(5-6):255–6.
  7. Bolognesi C, Migliore L, Lista F, Caroli S, Patriarca M, De Angelis R, et al. Biological monitoring of Italian soldiers deployed in Iraq. Results of the SIGNUM project. Int J Hyg Environ Health. 2016 Jan;219(1):24–32.
  8. Epidemiologic and Molecular Relationship Between Vaccine Manufacture and Autism Spectrum Disorder Prevalence. 2015;30(1):47–70.
  9. Ferlito C, Barnaba V, Abrignani S, Bombaci M, Sette A, Sidney J, et al. Lack of evidence for post-vaccine onset of autoimmune/lymphoproliferative disorders, during a nine-month follow-up in multiply vaccinated Italian military personnel. Clin Immunol. 2017 Aug;181:60–6.
  10. Gatti AM, Vaccin SMIJV, 2016. New quality-control investigations on vaccines: Micro-and nanocontamination. janetsplanetca

Sitografia

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