Gli operatori dei centri vaccinali: i veri grandi eroi

Oui, je suis #rompivax.


Ogni giorno raccogliamo le testimonianze dei genitori, ma oggi in redazione ci siamo svegliati con un pallino strano per la testa: come stanno gli operatori vaccinali? Quelli che sono sul campo ogni giorno e che devono rispondere ai colloqui con i genitori?
Per fortuna non abbiamo dovuto fantasticare troppo, perché abbiamo contatti quotidiani con diversi operatori, ma non ci aspettavamo di scoprire che la situazione fosse così critica.

Da mesi infatti le ASL ricevono le raccomandate più diverse (minacce, diffide, interminabili richieste prestampate di documentazione scientifica e così via) e gli operatori incontrano i genitori che ad oggi non hanno voluto vaccinare nell’intento di informarli, rispondere alle loro domande e dubbi, cercare di recuperare attraverso l’informazione e il dialogo un rapporto decisamente incrinato. I nostri operatori sono obbligati a sostenere questi colloqui (fa parte del loro lavoro, appunto) così come a offrire un servizio ottimale quando si spostano o disdicono gli appuntamenti. Ne risulta una situazione non propriamente serena: gli operatori sono stremati, sfiniti.

Immaginate che la vostra giornata lavorativa sia composta da una prima ora di smistamento di decine di lettere, email e appuntamenti disdetti anche solo un’ora prima (appuntamenti fissati dopo diverse chiamate e disdette), per passarne poi 4/5 di colloqui che possono durare anche due ore l’uno, colloqui a cui alcuni genitori si presentano con un plico di domande come quelle nelle foto e alle quali gli operatori devono rispondere con empatia, ascolto, comprensione. Passerete poi la giornata a gestire gli incastri fra appuntamenti di colloqui, appuntamenti di vaccinazione saltati e genitori che candidamente ammettono che non vaccineranno comunque i propri figli, che hanno già creato una scuola parentale e che stanno facendo il percorso presso la ASL perché indirizzati dai vari avvocati e dalle associazioni, principalmente per raggirare e sfruttare i varchi aperti di una legge che, da una prima versione piuttosto intransigente, si è rivelata morbida e decisamente flessibile, forse proprio per venire incontro a questo zoccolo duro (che più morbido però non è diventato).

Potreste pensare che fa parte del lavoro dell’operatore fare counselling per 8 ore. Sì, vero. Ma come cittadini e come genitori viene spontaneo chiedersi se questo dispendio di energie – che peraltro portano in alcuni casi al burn out – sia ben incanalato e se non sia il caso di rivedere alcune questioni di metodo. Se riuscissimo a sapere in anticipo chi abbiamo davanti (ovvero antivax incalliti oltre ogni speranza) perché dovremmo investire denaro ed energie a gestire questa massa – a discapito magari dell’efficienza del servizio e di ritardi e disguidi per tutti quei genitori che vorrebbero vaccinare i loro bambini (ritardi e disguidi che paghiamo tutti, non dimentichiamolo)? Non è forse il caso di individuare alcune procedure di gestione che da una parte consentano agli operatori di non trasformare il loro lavoro in una tortura infernale e dall’altra di gestire in modo adeguato i genitori antivax senza penalizzare gli altri? Come vi fa sentire leggere queste domande inquisitorie e sapere che per rispondere un operatore passa più di 6 ore al giorno con la certezza che il proprio operato sarà completamente inutile e infruttuoso?

Le riflessioni che si possono innescare sono molte. Ci auguriamo che questo spazio possa diventare lo spazio delle idee, delle proposte e, perché no, del sostegno a quanti ogni giorno dedicano il proprio tempo a quelli che diventano veri e propri incubi. Grazie per quanto fate, sappiamo bene però che il nostro sostegno non basta: servono azioni e piani concreti di gestione di una massa sconsiderata che intasa e inquina un servizio pubblico.

 

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